La storia del sushi

Si tratta di una preparazione che si è sviluppata a partire da un metodo di conservazione (probabilmente utilizzato in origine in Cina e in Corea): un tempo si usava mettere sotto sale il pesce fresco, poi lavarlo e pressarlo tra strati di riso e alghe (tecnica chiamata nare-zushi). Sia il riso che il pesce fermentavano, ma mentre il primo risultava immangiabile, i filetti puliti prendevano invece sapore. È una tecnica che viene utilizzata ancora in alcune zone del Giappone e il risultato è molto apprezzato dai buongustai. Nel Kansai, più precisamente nel lago Biwa, si pesca un tipo di carpa, detto funa, che viene lasciata sotto sale per alcuni mesi e poi posta a fermentare tra strati di riso cotto, tra i 6 mesi e i 2 anni. Il risultato si chiama funa-zushi e si può trovare anche a Kyoto, ad esempio ai banchi del famoso Nishiki Market. Le preparazioni odierne riprendono quei sapori, rendendoli no forti. Com’è fatto il sushi Il sushi, al di là delle diverse forme, è composto da riso cotto e condito con aceto di riso e zucchero accompagnato da fettine di pesce crudo, verdure o altri ingredienti: pare che questo abbinamento sia stato creato per deliziare gli spettatori durante i lunghi spettacoli di teatro kabuki durante il periodo Edo (1603 – 1867) e diventò cibo di strada a partire dall’800. Nigiri-zushi
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